Articoli

Analisi istologica di impianti rimossi dal cavo orale, una serie di casi

Obiettivi: Gli impianti dentali sono ampiamente utilizzati per riabilitare le arcate di pazienti che presentano edentulie parziali o totali, però, nonostante l’incremento del tasso di sovravvivenza implantare, avvengono tutt’ora degli insuccessi, sia precoci, che tardivi.
Il fallimento precoce di un impianto deriva dal non essere riusciti a ottenere una sufficiente ed adeguata  osteointegrazione, in questo caso, la guarigione ossea dopo l’inserimento dell’impianto è compromessa e può dipendere da fattori locali e sistemici come malattie, assunzione di determinati farmaci o abitudini viziate come il fumo, che possono interferire con la guarigione delle ferite. I fallimenti tardivi degli impianti, invece, sono più legati all’ambiente microbico orale, alle parafunzioni, o errori protesici.
Obiettivo di questo studio è descrivere e comparare diverse cause di fallimento implantare, precoce e
tardivo, attraverso l’analisi istologica e radiografica di diversi casi clinici.
Materiali e metodi: In questo studio sono presentati 5 casi clinici relativi ad altrettanti fallimenti implantari, avvenuti dopo diversi periodi di carico, per diverse cause. Ogni caso è stato documentato sia radiologicamente e, dopo la rimozione della carota di campione osseo contenente l’impianto, anche
istologicamente. Tali campioni biologici sono stati rimossi dal cavo orale dei pazienti, al fine di poter
procedere con le procedure riabilitative odontoiatriche, che erano state precedentemente concordate con il paziente.
Al fine di poter procedere all’analisi istologica, i campioni biologici sono stati sottoposti a una procedura di disidratazione in concentrazioni crescenti di alcool, inclusione in una resina glicol-metacrilata, sezionamento con l’ausilio di un disco diamantato ad alta precisione fino a raggiungere lo spessore di 150 micron, successiva abrasione fino a circa 30 micron, colorazione con fucsina acida e blu di toluidina. L’analisi dei campioni è stata condotta al microscopio ottico a luce trasmessa.
Risultati e conclusioni: Dei 5 impianti analizzati, uno rappresenta un fallimento precoce, perché rimosso prima di 6 mesi dall’inserimento, gli altri sono considerati fallimenti tardivi, poiché asportati tra 7 e 18 anni dall’inserzione.
L’analisi istologica ha consentito di ottenere maggiori informazioni, relative alle modalità nel quale si è
esplicato il fallimento implantare, al contrario delle immagini radiografiche, che risultano essere molto utili per la diagnosi, ma danno poche informazioni relativamente alle reali cause. In particolare, mentre le immagini radiologiche evidenziavano solamente la presenza di una generica radiotrasparenza che partiva dal colletto implantare e si estendeva verso la porzione apicale, nelle istologie è possibile osservare tessuti e gli aspetti biologici coinvolti nel processo di riassorbimento osseo.
Nell’analisi istologica è possibile verificare la presenza del tessuto infiltrato infiammatorio che ci consente di differenziare il riassorbimento osseo fisiologico, parte dei normali processi di rimodellamento, da quello patologico, dovuto alla peri-implantite.
Significato clinico: Al fine di effettuare una corretta diagnosi e quindi decidere per il miglior trattamento, è fondamentale analizzare il maggior numero di informazioni, sia cliniche che radiologiche. L’utilizzo dell’analisi istologica in alcuni casi, tuttavia ci consente di ottenere informazioni uniche, fondamentali sia in ambito scientifico che clinico.

Table of Content: Online first