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Protesi parziale rimovibile a ritenzione funzionale (PPRaRF): presentazione della tecnica

Obiettivi: La perdita degli elementi dentari presenta un’eziologia multifattoriale e può avere diversi effetti sulla salute generale e sulla qualità della vita delle persone. Sebbene si sia ridotto il numero di pazienti affetti da edentulia completa, risulta una maggiore incidenza di pazienti parzialmente edentuli. Tra le opzioni terapeutiche, prese in considerazione per riabilitare pazienti parzialmente edentuli, abbiamo le protesi parziali rimovibili (PPR) convenzionali che rappresentano un buon compromesso terapeutico conservativo, di facile realizzazione ed economico. Il successo clinico delle PPR è in gran parte dovuto alla compliance del paziente a sua volta determinata dal design e dal fitting della protesi stessa. Le PPR sono spesso tenute in posizione da ganci metallici e non, mezzi che si poggiano sui denti pilastro, offrendo in questo modo sia maggiore ritenzione alla protesi stessa, sia però un pabulum per l’accumulo di placca, dal momento in cui talvolta i pazienti incontrano difficoltà nel pulire tali aree. Inoltre, i ganci possono provocare un notevole discomfort estetico per il paziente, e quest’ultimo aspetto rappresenta uno dei fattori più significativi che incide sulla soddisfazione del paziente e che può portare anche al mancato utilizzo della protesi stessa. L’obiettivo del nostro lavoro è quello di valutare l’introduzione nella pratica clinica quotidiana una protesi parziale rimovibile a ritenzione funzionale (PPRaRF), che presenta solo appoggio mucoso a ritenzione attiva e passiva e che è caratterizzata dall’assenza dei ganci, fattore fondamentale per aumentare la compliance del singolo paziente.
Materiali e metodi: Mediante la progettazione di PPRaRF si è provveduto a riabilitare 6 casi clinici, di cui 5 casi di riabilitazione del mascellare superiore ed un caso di riabilitazione mandibolare ed è stato realizzato un manufatto protesico migliorando la ritenzione attiva mediante implementazione dei contatti tra i piani guida e alle placche prossimali del manufatto protesico, passiva, tramite estensione adeguata della base protesica e per mezzo dei processi di adattamento
cerebellari che si instaurano dopo l’inserimento della protesi stessa. Sono stati invece rimossi dal progetto protesico gli appoggi, in modo da incrementare l’aderenza della base protesica alla fibromucosa sottostante ed i ganci metallici, ottimizzando così le esigenze estetiche ed il comfort del paziente.
Risultati: Tutti i pazienti riabilitati, a seguito di un follow up di 24 mesi con controlli periodici trimestrali, hanno riferito confort e soddisfazione nell’uso della protesi. Il periodo di adattamento è stato di breve durata e non difficoltoso permettendo una riabilitazione ottimale.
Conclusioni: La riabilitazione dell’arcata superiore mediante PPRaRF è risultata sicura e di facile realizzazione. È molto importante ottimizzare l’estensione del supporto protesico. Più brecce edentule sono presenti, più unità ritentive si attiveranno. Nell’arcata inferiore (nelle I-II Classi di Kennedy) bisogna estendersi adeguatamente sulla mensola vestibolare ed è importante l’esecuzione dell’impronta frazionata ottimizzando il rapporto scheletro protesico-area edentula.
Alla luce dei risultati ottenuti, l’introduzione nella pratica clinica della PPRaRF può migliorare la funzione masticatoria del paziente portatore di PPR dal momento in cui l’assenza dei ganci offre, sotto un profilo psicologico, una maggiore portabilità della protesi migliorando così la compliance del singolo paziente.
Significato clinico: Nella pratica clinica quotidiana le protesi parziali rimovibili rappresentano una valida opzione riabilitativa largamente utilizzata dagli odontoiatri e ad oggi ancora scelta dai pazienti stessi. Numerosi sono le protesi rimobili definite “estetiche” che però non offrono rigidità alla base protesica stessa con problematiche di laboratorio dovute alla scelta dei materiali utilizzati. La PPRaRF può rappresentare un buon compromesso per l’estetica e la funzione ricercate dal paziente stesso e la facilità di manutenzione della protesi stessa da parte del professionista e del tecnico stesso, con una fondamentale sinergia tra le due figure professionali.

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