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Nuovi percorsi per un’odontoiatria nell’era digitale – Modulo 5: Scansione intraorale dei full-arch implantari: procedure cliniche e criteri di successo

OBIETTIVI: La scansione intraorale rappresenta oggi l’alternativa digitale all’impronta convenzionale nella riabilitazione implantare full-arch, ma l’arcata completamente edentula resta lo scenario in cui la tecnica mostra i limiti maggiori. Obiettivo del modulo è fornire al clinico un quadro aggiornato e basato sull’evidenza delle quattro variabili che determinano la predicibilità dell’impronta ottica su full arch implantare — l’accuratezza intrinseca dello scanner, la qualità degli scan body e l’affidabilità della corrispondenza tra la loro geometria reale e le matematiche contenute nelle librerie implantari, l’esperienza dell’operatore e la tecnica di scansione — traducendole in indicazioni operative verificabili alla poltrona.

MATERIALI E METODI: È stata condotta una revisione narrativa della letteratura peer-reviewed sull’accuratezza (trueness e precisione, secondo ISO 5725) degli scanner intraorali in implantoprotesi, con attenzione agli studi comparativi in vitro su modelli
full-arch, alle revisioni sistematiche con metanalisi e agli studi sulla curva di apprendimento.
Le evidenze sono state organizzate secondo quattro assi: prestazioni comparate dei sistemi sui full arch caratteristiche degli scan body e congruenza tra mesh acquisita e le matematiche; ruolo dell’esperienza e della strategia di acquisizione; protocolli di verifica della passività. Da questa sintesi è stato sintetizzato un protocollo operativo in quattro fasi.

RISULTATI E DISCUSSIONE: L’accuratezza degli scanner intraorali migliora con i nuovi modelli e con gli aggiornamenti software, ma permangono differenze statisticamente significative tra i sistemi, amplificate sui full arch edentuli dove l’errore si accumula per effetto dello stitching: solo una parte dei sistemi testati raggiunge errori intrinseci compatibili con la riabilitazione fullarch.
La congruenza tra la mesh dello scan body e le matematiche è un anello critico e misurabile della catena digitale, con deviazioni medie che variano da uno scanner all’altro. Geometria, altezza, orientamento delle superfici di riferimento, materiale e usura dello scan body incidono sul trasferimento della posizione implantare; la sterilizzazione in autoclave, più del riavvitamento ripetuto, ne altera la stabilità dimensionale. L’effetto dell’esperienza è più sfumato di quanto si ritenga: migliora i tempi, il numero di fotogrammi e la resa dei tessuti molli, mentre l’impatto sulla deviazione della piattaforma implantare non è univoco. La strategia di acquisizione e gli ausili di riferimento hanno invece un effetto costante e riproducibile.

CONCLUSIONI: Risultati predicibili nella scansione full-arch implantare non dipendono da un’unica variabile ma dalla loro integrazione: selezione di uno scanner con accuratezza documentata sui full arch; impiego di scan body originali o certificati, testati, gestiti secondo protocolli di serraggio e riutilizzo definiti e verificati nella corrispondenza con la libreria del software CAD; formazione strutturata dell’operatore; standardizzazione del percorso di scansione con ricorso ad ausili nei tratti edentuli lunghi; verifica clinica sistematica della passività della sovrastruttura prima della consegna.

SIGNIFICATO CLINICO: Conoscere dove si genera l’errore consente di scegliere i dispositivi sulla base di criteri oggettivi, di riconoscere i casi in cui l’impronta ottica non è la tecnica di elezione e di intercettare i difetti di trasferimento prima della realizzazione della struttura definitiva, riducendo rifacimenti, complicanze protesiche e stress sull’interfaccia implantare.

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Table of Contents: Vol. 94 – Issue 9 – Novembre 2026

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