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Trabocchetti
Ad ogni uscita dell’Annuario Statistico Italiano, un ritratto in numeri del Paese pubblicato dall’ISTAT, ne scarico l’intero contenuto, e leggo con attenzione il capitolo “Sanità e salute”, ricco di informazioni utili per chi deve organizzare un servizio pubblico di odontoiatria, o preparare interventi diretti a studenti e colleghi. Tra i dati di cui da anni prendo nota, ci sono quelli che riguardano la diffusione delle malattie croniche nella popolazione italiana. Questa volta però ho avuto un’epifania.
Copio e incollo la nota metodologica che correda il paragrafo “Condizioni di salute – Malattie croniche”: le patologie croniche considerate sono: diabete, ipertensione arteriosa, infarto del miocardio, angina pectoris o altre malattie del cuore, bronchite cronica/enfisema/insufficienza respiratoria, asma bronchiale, malattie allergiche, tumore – incluso linfoma o leucemia, ulcera gastrica o duodenale calcolosi del fegato e delle vie biliari, cirrosi epatica, calcolosi renale, artrosi/artrite, osteoporosi, disturbi nervosi.
Se avete già intuito la natura della mia rivelazione siete più bravi di me, se invece non ci siete arrivati, vi do un suggerimento: non vi sembra manchi qualcosa? adesso avete capito? si sono dimenticati di un paio delle malattie croniche tra le più comuni al mondo: carie (la più frequente in assoluto secondo l’OMS) e malattia parodontale (“solo” sesta nella sua forma grave). Ho riflettuto a lungo sui motivi di queste esclusioni, ma non ne ho trovati di diversi dall’abitudine di considerare la salute della bocca qualcosa di accessorio, le sue malattie poco importanti, e le sue cure un lusso per pochi.
La cosa che però più mi ha colpito, è stato il mio errore: quell’elenco lo avevo letto decine di volte in passato e mai avevo notato l’assenza delle malattie di cui io mi occupo tutti i giorni da più di trent’anni. Questo perché, nonostante la professione che esercito, il mio schema mentale si è adattato, a furia di leggerlo ha preso per buono l’elenco dell’ISTAT, impedendomi di accorgermi che qualcosa di importante mancava. Sono stato vittima di quello che si definisce un bias cognitivo.
I bias cognitivi sono trabocchetti in cui il nostro pensiero rischia continuamente di cascare, responsabili di valutazioni errate e decisioni sbagliate nella vita di tutti i
giorni, come sul lavoro (i loro effetti nella pratica clinica sono oggetto di abbondante ricerca). Per saperne di più e per provare a evitarli potete leggere i libri del Nobel Daniel Kahneman.
Buona lettura.
Giovanni Lodi, Direttore Scientifico Dental Cadmos



