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Emocomponenti a uso non trasfusionale in chirurgia orale

OBIETTIVI. In odontoiatria i concentrati piastrinici vengono utilizzati in situazioni in cui sia richiesta una rigenerazione tissutale, con l’obiettivo di ripristinare e rigenerare in tempi più brevi i tessuti alterati o distrutti da patologie o dal trauma chirurgico.
Si tratta di prodotti autologhi ottenuti con una minima quantità di sangue venoso, attraverso una manipolazione con sistemi a circuito chiuso. Tra questi, L-PRF ha, nel campo odontoiatrico, un uso sicuro e promettente. Può essere utilizzato da solo o insieme ad altri materiali da innesto a seconda delle necessità ed è, per le sue peculiarità, il più usato tra gli emocomponenti in chirurgia orale.
Questo articolo ha la finalità di definire un quadro completo su quelle che sono le attuali applicazioni cliniche di L-PRF e di mostrare alcuni casi clinici preliminari.

MATERIALI E METODI. Sono stati eseguiti 3 casi clinici di chirurgia orale, scelti tra i possibili
campi di applicazione di L-PRF ad oggi affermati in letteratura, presso l’U.O. Chirurgia Oro Maxillo-Facciale del Policlinico di Modena.
Caso 1: paziente trattato per disodontiasi di 3.8; tale elemento presenta un’inclinazione sagittale maggiore di 50° e un notevole impatto sul secondo molare di sinistra.
Queste condizioni cliniche potrebbero portare, con elevata probabilità, a danni parodontali a carico di 3.7. Per questo, è stata eseguita l’estrazione chirurgica del terzo molare e l’apposizione di L-PRF nell’alveolo post-estrattivo.
Caso 2: exeresi di lesione cistica odontogena infiammatoria nella premaxilla e riempimento del difetto con L-PRF associato a materiale eterologo bovino deproteinizzato per favorire la rigenerazione ossea del difetto. Nella porzione vestibolare del difetto sono state apposte membrane di L-PRF.
Caso 3: trattamento di un’osteonecrosi da bisfosfonati in cui, previa sequestrectomia e ampio curettaggio della lesione, le membrane di LPRF sono state inserite nella sede del sequestro osseo a riempire il difetto residuo. In questo caso l’emocomponente è stato utilizzato per portare nella sede dell’intervento una quantità sovra-fisiologica di fattori di crescita e per stimolare la neoangiogenesi, favorendo così la guarigione ossea ma anche la formazione di un buon sigillo mucoso.

RISULTATI. Ciascuno con le proprie peculiarità, i pazienti trattati non hanno riportato particolare gonfiore né dolore post-operatorio. I decorsi clinici a 7 giorni apparivano regolari, in assenza di segni e sintomi di infezioni o infiammazione. Nei controlli eseguiti a 6 mesi i sigilli mucosi erano correttamente mantenuti e radiograficamente la neoformazione ossea appariva già in buono stato.

CONCLUSIONI. Dai casi eseguiti dagli autori si può per il momento evincere soltanto un’impressione clinica su cui fare considerazioni dalle quali poter partire per studi sperimentali
sull’applicazione dell’L-PRF nelle diverse situazioni cliniche. Da questo, in futuro si potrebbe arrivare a chiarire effettivamente il suo ruolo in chirurgia orale per poter dare al clinico delle linee guida per quanto riguarda il suo utilizzo.

SIGNIFICATO CLINICO. Gli emocomponenti a uso non trasfusionale, soprattutto L-PRF, potrebbero essere validi candidati nella rigenerazione tissutale. In un futuro non lontano potrebbero permettere di ridurre l’utilizzo di biomateriali eterologhi a favore di un materiale completamente autologo, a costi ridotti e potenzialmente molto efficace. Inoltre, associato a biomateriale ne può potenziare l’efficacia e renderlo più maneggevole dal chirurgo stesso.

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Table of Contents: Vol. 89 – Issue 10 – Dicembre 2021

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