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Tutto cambia

Penso di non sbagliare di molto se dico che questa è una fase storica di grandi cambiamenti. Alcuni decisamente poco rassicuranti (erano quasi cinquant’anni che non si parlava di minaccia nucleare), altri pieni di speranze (evviva i progressi della medicina), altri dagli effetti imprevedibili (l’avvento – sì è avvento la parola giusta – dell’intelligenza artificiale e il suo impatto sulle nostre vite reali). Anche l’editoria scientifica sta attraversando una fase di profonda trasformazione, che in parte ha già cambiato questo mercato in maniera radicale. Sì perché bisogna tenere a mente che quello delle riviste scientifiche è un mercato, un grande mercato, stimato tra i 15 e i 20 miliardi di dollari. Un mercato che negli ultimi dieci anni è stato letteralmente messo sottosopra dalla modalità di pubblicazione open-access, che rovesciando il modello da “paga-chi-legge” a “paga-chi-scrive”, ha favorito l’accesso universale alla conoscenza (più della metà dei 1.700.000 articoli indicizzati su PUBMED nel 2025 è disponibile gratuitamente), ma anche lo svilupparsi di riviste canaglia. Insieme al modello open access si sta affermando la cosiddetta open science, in cui non ci si limita a descrivere in un articolo la ricerca fatta, ma si condividono con tutta la comunità i dati grezzi. Ottima idea. Sono cresciute le piattaforme preprint, in cui vengono caricati e resi disponibili articoli scientifici la cui validazione è affidata alla comunità scientifica e non alla tradizionale peer-review. Un metodo che credo funzioni per le scienze di base, molto meno per la ricerca clinica. Stanno cambiando gli indicatori bibliometrici e i formati degli articoli, sono sempre di più i casi di frodi scoperte e di conseguenza il numero degli articoli ritirati (più di 10mila nel 2023), e cresce la mefitica industria delle paper mill (non sapete cosa siano? meglio per voi). Si aggiunga che anche in questo campo l’intelligenza artificiale sta avendo un impatto formidabile: è già in grado di scrivere ottime sintesi della letteratura indistinguibili da quelle di un bravo autore e la settimana scorsa il New England Journal of Medicine AI ha pubblicato due trial randomizzati la cui peer-review è stata fatta da un revisore umano e da uno artificiale, con risultati all’altezza della prestigiosa e autorevole rivista. E se vi state chiedendo come cambierà la magnifica novantatreenne che avete tra le mani (o sullo schermo), continuate a leggere.

Buona lettura
Giovanni Lodi, Direttore Scientifico Dental Cadmos


Ho conosciuto il Prof. Giovanni Lodi quando iniziai la mia avventura con Edra; avevo ereditato, nella fusione tra Elsevier e Masson Italia, la rivista di Odontoiatria più vecchia d’Italia, Dental Cadmos, quasi senza rendermene conto. La passione con cui Giovanni conduceva il lavoro di Editor in Chief e la qualità che aveva mantenuto nella rivista, dopo gli anni floridi del Prof. Carlo Guastamacchia, mi avevano subito colpito; decisi quindi di mantenerlo alla guida stimolando e seguendo i suoi consigli per introdurre delle trasformazioni che, nel tempo, si sono rivelate determinanti. Il lavoro del Prof Lodi ha permesso di conseguire prestigiosi traguardi: la permanenza della testata su Scopus, la collaborazione con la Cochrane Library e, ultimo ma non meno importante, l’attribuzione dell’Impact Factor. Tutti questi elementi hanno fatto lievitare l’interesse attorno a questo mensile che – da più di novant’anni – aggiorna gli odontostomatologi italiani.
Il Prof. Giovanni Lodi, al termine di questo lungo e oneroso percorso, peraltro ricco di soddisfazioni, ha deciso di passare la mano; nel ringraziarlo sentitamente per la qualità del lavoro svolto, gli auguro il meglio per la sua prestigiosa carriera universitaria.
Massimo Gagliani

Table of Contents: Vol. 93 – Issue 10 – Dicembre 2025

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