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Il workflow operativo nel restauro estetico delle classi III

L’introduzione dell’odontoiatria adesiva ha permesso sia un netto risparmio di sostanza dentale che un miglioramento dei risultati estetici. La disponibilità di sistemi compositi sempre più performanti ha, inoltre, consentito un estremo mimetismo dei restauri diretti nei settori anteriori.
Rispetto ai settori posteriori dove la modellazione e la forma rivestono un ruolo principale, il fallimento dei restauri nei settori anteriori dipende anche dai problemi estetici.
Una corretta gestione dei sistemi compositi e delle loro proprietà ottiche riveste quindi un ruolo fondamentale per il successo estetico e per la soddisfazione dei pazienti. I compositi contemporanei non presentano più solo un colore derivante dai pigmenti (colore pigmentato), ma anche un colore strutturale (derivante dalla struttura cristallina che permette di restituire solo determinate lunghezze d’onda).
Con opportuni materiali, il “blending effect”, comunemente chiamato “effetto camaleonte”, è possibile rispettando gli spessori e la qualità ottica del substrato. Le classi III hanno in genere una percentuale di fallimento annuo dimezzato rispetto alle classi IV. Spesso vengono considerate meno importanti delle classi IV o dei direct veneering, ma se non vengono eseguite correttamente possono esitare in una serie di restauri circolari a basso valore che mostrano un inestetismo sgradevole. Questo dipende moltissimo dal tipo di materiale utilizzato non tanto in termini di colori (tinta e saturazione) quanto in termini di proprietà ottiche (traslucenza, trasmissione della luce e scattering). Nel seguente caso clinico viene descritta la procedura step-by-step per l’esecuzione di restauri di classi III quanto più possibile mimetici.

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Table of Contents: Vol. 90 – Issue 1 – Gennaio 2022

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