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Riabilitazione in implantoprotesi con schema M-4 e sua analisi elettromiografica

OBIETTIVI: La riabilitazione su impianti è un metodo affidabile e duraturo. Malò e il suo protocollo All-on-four hanno avuto il merito di dimostrare come in presenza di soli 4 impianti sia possibile ottenere un risultato estetico funzionale e duraturo. Tuttavia, esistono condizioni scheletriche che rendono questo protocollo meno fattibile e la necessità di eseguirne altri tecnicamente più difficili e invasivi.
Ole Jensen è stato il primo a pubblicare una variante del classico protocollo All-on-four, pensando in condizioni di limitata disponibilità di osso di sfruttare la piramide nasale non solo inclinando gli impianti posteriori ma anche gli anteriori. Le protesi fisse che ne derivano attivano i muscoli masticatori per consentire la masticazione degli alimenti.
A seguito di queste considerazioni, nel corso del tempo sarebbe opportuno indagare attraverso l’elettromiografia di superficie il comportamento dei muscoli dopo la loro riabilitazione e gli effetti sulle protesi e sugli impianti

MATERIALI E METODI: Una paziente di 57 anni presentava una protesi totale fissa su denti devitalizzati e preparati, non più mantenibili per il loro avanzato stato di degrado per carie secondarie e rammollimento dentinale. Un protocollo di chirurgia implantare veniva pianificato mediante l’estrazione dei monconi radicolari e l’immediato inserimento di 4 impianti inclinati secondo lo schema M-four per sfruttare l’ancoraggio all’osso apicale residuo. Dopo un periodo di 4 mesi, durante il quale la paziente aveva utilizzato una protesi rimovibile, una protesi fissa in composito con elementi frontali in zirconia avvitata su impianti veniva consegnata. Trascorso un anno si eseguiva una prima valutazione elettromiografica mediante un’elettromiografia di superficie nota come Teethan® (Garbagnate Milanese, Milano, Italia) e un secondo controllo veniva eseguito a tre anni dalla consegna.

RISULTATI E DISCUSSIONE: L’indagine mediante un’elettromiografia di superficie a un anno dalla riabilitazione evidenziava un piano occlusale bilanciato, l’equilibrio dei muscoli masticatori temporali e masseteri, un corretto indice di simmetria e un valore di impact (forza massima espressa) nella norma e un baricentro posteriore. A distanza di 2 anni dal primo esame si confermavano sostanzialmente i risultati precedenti, con l’unica differenza che i temporali lavoravano leggermente di più rispetto ai masseteri e che l’impact si era ridotto passando da un valore di 96,19% a 66,87%.

CONCLUSIONI: Il supporto elettromiografico successivo alla realizzazione del piano occlusale ha dimostrato come i valori muscolari iniziali si sono mantenuti nel tempo. Stranamente si è notato come l’entità della forza massima espressa dalla paziente si era ridotta in modo sostanziale forse per il potenziale ruolo di controllo svolto dai recettori parodontali ancora presenti nel legamento parodontale dei pochi elementi presenti in mandibola. Inoltre, non si notavano segni da usura sulla protesi né perdita di osso intorno agli impianti.

SIGNIFICATO CLINICO: In presenza di riabilitazioni fullarch supportate da un numero limitato di impianti un corretto piano occlusale produce una risposta muscolare di bilanciamento che si mantiene tale nel tempo. Inoltre, in questo caso si è avuto nel corso degli anni una riduzione della forza massima espressa contribuendo a preservare lo stato di integrazione degli impianti e quello di conservazione per la protesi e le sue componenti.

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Table of Contents: Vol. 90 – Issue 10 – Dicembre 2022

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