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Analisi retrospettiva delle complicanze nell’avulsione di 630 terzi molari inclusi
OBIETTIVI: L’obiettivo del presente lavoro è quello di analizzare come un’attenta analisi di tutti i parametri riguardanti la chirurgia estrattiva dei terzi molari inferiori inclusi possa ridurre in maniera considerevole il rischio di complicanze sia intra- che post-operatorie.
MATERIALI E METODI: Sono stati analizzati 380 pazienti di età compresa tra i 14 e i 30 anni che per diagnosi differenti presentavano indicazioni all’avulsione di almeno un terzo molare inferiore incluso, per un totale di 630 estrazioni complessive. Tutti gli interventi sono stati eseguiti dal medesimo operatore con la medesima tecnica chirurgica tra gennaio 2015 e gennaio 2020. Sono state raccolte le informazioni inerenti a: data di esecuzione; età del paziente; dente estratto; anamnesi patologica remota e prossima; indicazione all’estrazione; eventuale prescrizione di profilassi antibiotica; durata dell’intervento; tipo di anestesia; esami radiografici richiesti; inclinazione dell’elemento dentario in questione; eventuale rapporto con il nervo alveolare inferiore; posizione dell’ottavo secondo la Classificazione di Pell e Gregory; tipo di lembo realizzato; esecuzione o meno delle manovre di ostectomia e/o odontotomia e lo strumentario utilizzato per effettuarle; posizionamento della protezione del nervo linguale; tipo di sutura; eventuale presenza di complicanze intra-operatorie; eventuale presenza di complicanze post-operatorie; prescrizione di un’eventuale terapia farmacologica post-operatoria di supporto; eventuale somministrazione di cortisonici.
RISULTATI E CONCLUSIONI: L’applicazione di questo protocollo chirurgico standardizzato ha mostrato risultati significativi nella riduzione di complicanze intra- e post-operatorie. Come complicanze intra-operatorie significative si è registrato un solo caso nel quale si è verificato un importante sanguinamento nel corso dell’intervento. Per quanto riguarda le complicanze postoperatorie, invece, si sono verificati tre quadri clinici differenti: ascesso tardivo (0,63%), deiscenza del lembo (0,48%) e infezione (0,16%).
In nessun caso si sono registrate alterazioni sensoriali permanenti a carico delle strutture nervose (nervo alveolare inferiore e nervo linguale).
SIGNIFICATO CLINICO: Questa tipologia di intervento chirurgico mostra numerose variabili individuali, soprattutto di carattere anatomico, che portano ad avere un quadro molto eterogeneo di pazienti da trattare. Il protocollo chirurgico proposto in questo studio mostra come poterle affrontare attraverso una tecnica standardizzata attendibile e ripetibile. Questo studio, infine, sembra confermare che la giovane età dei pazienti trattati (range 14-30 anni) sia un fattore importante per questo tipo di intervento: la formazione incompleta dell’apparato radicolare e il tipo di legame tra l’elemento incluso e l’osso mandibolare permettono di ridurre sia i tempi operatori, sia la morbidità postoperatoria, con un rischio di lesione alle strutture nobili considerevolmente ridotto. L’esame radiografico tridimensionale di secondo livello per i casi più complessi (CBCT) sembra essere uno strumento efficace nella riduzione delle complicanze e nella progettazione dell’intervento chirurgico.
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