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Esposizione chirurgica mediante laser CO2 di canini inclusi palatali

L’inclusione del canino permanente ma­scellare è un’evenienza clinica di comune riscontro e si osserva nel 2% dei pazienti che richiedono un trattamento ortodonti­co. Il canino superiore è uno dei denti che maggiormente va incontro a inclusione, secondo solo ai terzi molari, con un ran­ge di prevalenza che va dallo 0,8% fino al 5,2% a seconda della popolazione esa­minata e assestandosi in Italia intorno al 2,4%. L’incidenza di inclusione dei canini mascellari è più del doppio di quella nella mandibola e il rapporto tra l’inclusione palatale e l’inclusione vestibolare è di 8 a 1. L’8% delle occlusioni dei canini sono bilaterali e queste sono due volte più co­muni nelle femmine rispetto ai maschi.

Il trattamento ortodontico del canino su­periore e inferiore incluso è considerato, tutt’oggi, un’ardua sfida per i clinici e ri­chiede un approccio terapeutico multidi­sciplinare. L’approccio terapeutico pre­vede l’esposizione chirurgica del dente incluso, seguita dalla trazione ortodonti­ca per guidare e allineare il dente all’arca­ta dentaria. Per i canini inclusi in sede palatale sono stati descritti in letteratura vari approcci chirurgici e diverse tecniche di trazione ortodontica.

Lo scopo di questo lavoro è proporre un nuovo approccio ortodontico-chirurgico mediante l’utilizzo del laser, per la disin­clusione dei canini inclusi i palatali.

Caso clinico
In questo caso clinico si è impiegato il la­ser CO2, il più utilizzato nelle procedure chirurgiche a carico dei tessuti molli del cavo orale per l’elevato assorbimento da parte delle molecole d’acqua e l’azione emostatica associata all’effetto termico del laser stesso, tale da portare all’obli­terazione dei vasi sanguigni di diametro inferiore a 1 mm e dei capillari linfatici.

Si tratta di un laser a stato gassoso, ad azione superficiale (circa 0,2 mm di pro­fondità), utilizzabile persino in modalità super-pulsata, così da ottenere una pre­cisa incisione nella zona individuata, completata in tempi più brevi rispetto a quelli necessari con altri tipi di laser. In aggiunta, la frequenza elevata degli impulsi consente un adeguato rilassa­mento termico del tessuto, con un mini­mo danno per diffusione di calore alle aree sane adiacenti, senza tralasciare l’importanza di non dover effettuare dei punti di sutura.

Tra i pazienti che maggiormente possono trarre vantaggio da queste proprietà ritro­viamo sicuramente quelli appartenenti a una fascia di età più piccola, come nel caso illustrato di un paziente di 13 anni affetto da inclusione bilaterale dei due canini superiori, come illustrato nella CBCT.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.02.2020.08

Table of Content: Vol. 88 – Issue 02 – Febbraio 2020