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La misurazione del diametro apicale

Secondo la scuola di pensiero maggior­mente diffusa e insegnata, la preparazione dei canali radicolari prevede la creazione di una conicità continua dall’apice alla cavità di accesso. Per raggiungere tale obiettivo è necessario conoscere due parametri: la lunghezza di lavoro e il diametro apicale.

Oggigiorno è possibile misurare la prima in modo relativamente semplice e predicibile utilizzando un rilevatore apicale. Risulta più difficoltosa la determinazione del diametro apicale (gauging), sia per la mancanza in commercio di strumenti appositi, sia per le caratteristiche dell’anatomia apicale.

In parte per questi motivi, in parte perché ritenuta di secondaria importanza da alcu­ni, tale pratica è relativamente poco diffu­sa: l’errore è evidente, considerato che la strategia di trattamento deve essere basa­ta sull’anatomia, compreso il diametro api­cale. Come affermato da Schilder, “[i con­cetti di] detersione e sagomatura si riferi­scono alla rimozione di tutto il substrato or­ganico dal sistema dei canali radicolari e all’ottenimento in ciascun canale di una forma opportuna per la ricezione di un’ot­turazione canalare densa e permanente […]. La forma creata deve essere correlata non solo all’anatomia ma anche al tipo di materiale da riempimento con cui il canale verrà otturato. Secondo questa definizio­ne, deprecabilmente, molti canali radicola­ri sono stati strumentati in passato senza essere né detersi né sagomati”.

Lo scopo di questo articolo è riassumere le caratteristiche rilevanti dell’anatomia apicale e illustrare le principali tecniche di gauging.

Anatomia apicale
Secondo la classica descrizione proposta da Kuttler, il canale si restringe progre­dendo in direzione corono-apicale fino alla costrizione apicale (CA), per poi ampliarsi nuovamente a imbuto prima di raggiunge­re la superficie radicolare a livello del fora­me apicale (FA).

Mediamente la distanza tra CA e FA è di 0,5-1 mm. Il confine tra tessuto pulpare e tessuto parodontale è identificabile in una terza struttura, la giunzione cemento-den­tinale (GCD). La GCD si trova a 0,5-0,8 mm dal FA. Non necessariamente la GCD coin­cide con la CA, potendosi trovare apical­mente o coronalmente a essa; inoltre la po­sizione e la morfologia della GCD presen­tano un’estrema variabilità (sia interindivi­duale che intraindividuale) e possono es­sere irregolari.

La CA rappresenta in teoria uno stop api­cale per l’otturazione ed è spesso indicata come il punto ideale in cui far terminare il trattamento endodontico, mantenendo il diametro “più piccolo che sia pratico”. Vi­ceversa, la porzione di canale compresa tra la CA e il FA è svasata e tendenzialmen­te di forma più irregolare, quindi difficile da sagomare e da sigillare.

Si tratta di una scelta di comodo, dato che dal punto di vista biologico avrebbe più senso terminare il trattamento in corrispon­denza della GCD, al confine tra endodonto e parodonto. Tuttavia, è stato dimostrato che la presenza di una vera CA è presente in meno della metà dei casi, costituendo l’eccezione più che la regola: il canale può infatti terminare con una CA tradizionale, con una conicità continua, con costrizioni multiple, con pareti parallele, oppure anco­ra può essere occluso.

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Table of Content: Vol. 88 – Issue 09 – Novembre 2020