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In viaggio
Sono appena tornato da una città in cui luoghi semibui, rischiarati solo da led colorati, sono popolati 24 ore su 24, sette giorni su sette, da donne e uomini e, per lo più avanti con l’età, spesso sovrappeso, seduti davanti ad uno schermo animato da immagini che si muovono (ma solo in verticale), intenti a mangiare junk food, bere birra o altri alcolici, fumare una sigaretta dopo l’altra, muovendo solamente un dito, in genere l’indice della mano destra.
Sono appena tornato da Las Vegas e quello che ho appena descritto è la tipica sala da gioco (casinò mi pare eccessivo) che in città trova spazio ovunque, dall’aeroporto fino all’ultimo degli alberghi. L’occasione del viaggio è stata uno dei più grandi congressi di medicina e patologia orale mai tenuto, organizzato in concerto dalle società scientifiche europea e statunitense. Poche centinaia di partecipanti, niente di comparabile ad altri mega congressi del settore, perché la comunità è piccola e ha pochi mezzi (gli sponsor di questo evento erano un paio di aziende locali che producono sostituti salivari, qualche laser e poco più), ma è
appassionata, scientificamente rigorosa, costantemente impegnata nel tentativo
di migliorare la salute di pazienti spesso molto complicati.
Un detto entrato nella cultura pop statunitense afferma che what happens in Vegas stays in Vegas, a indicare che questa città è luogo di libertà, divertimento (anche smodato) e anonimato. Ma immagino che non valga per i congressi scientifici, eccovi allora alcuni argomenti toccati nel congresso (dal palco e durante le pause caffè) e un paio di cose che ho imparato.
Si è parlato molto dell’aumento del cancro della bocca nei giovani privi di fattori di rischio, fenomeno evidente a tutti gli specialisti e attualmente senza spiegazioni, è proseguita la discussione su come misurare l’efficacia dei trattamenti (tema tanto importante quanto complesso), si è fatto il punto sul ruolo del microbiota in diverse malattie delle mucose orali, ho scoperto che tessuto ghiandolare prodotto in laboratorio (un cosiddetto organoide) può parzialmente restituire la saliva a pazienti radiotrattati, e mi hanno riferito di una ricerca secondo cui più del 90% dei pazienti, prima di presentarsi all’appuntamento, naviga in internet in cerca di informazioni, video, e immagini del professionista che andranno a incontrare (anche quelle di carattere non lavorativo). Non dimentichiamolo mai: what happens in internet rimane disponibile per tutti, per sempre.
Buona lettura
Giovanni Lodi, Direttore Scientifico Dental Cadmos




