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Intarsi in resina composita dei settori posteriori: un solo materiale, tre tecniche a confronto
OBIETTIVI: L’obiettivo di questo lavoro è stato quello di mettere a confronto tre differenti tecniche di progettazione e realizzazione di restauri coronali parziali indiretti (intarsi): restauri realizzati con “tecnica di stratificazione laminare”, restauri realizzati con “tecnica di stampaggio MCM (Monolithic Composite Method)” con ausilio di mascherina trasparente rigida, restauri realizzati con “tecnica di fresatura” con metodica CAD/CAM.
Nello specifico, sono stati messi in risalto i passaggi clinici e di laboratorio, evidenziando per ciascuna tecnica vantaggi e svantaggi, punti di criticità, rispettive indicazioni e risultato finale in termini estetici-funzionali.
MATERIALI E METODI: Sono stati selezionati 3 pazienti giovani adulti che presentavano lesioni cariose di grado D3 (singole o multiple) le quali avevano iniziato a determinare sintomatologia pulpare. Sono stati eseguiti esami radiografici mediante sistematica ai fosfori utilizzando un centratore di Rinn e sfruttando la tecnica del cono lungo; le lastre sono state acquisite sia mediante tecnica periapicale che mediante tecnica bite-wing. Gli elementi dentari coinvolti hanno tutti subito toilette cavitaria mediante strumenti rotanti su contrangolo ad anello rosso e anello blu, pulpectomia e terapia canalare utilizzando strumenti rotanti in nichel- titanio per la sagomatura, ipoclorito di sodio per la detersione e guttaperca a caldo con tecnica dell’onda continua di condensazione e cemento a base di ossido di zinco ed eugenolo come materiali di otturazione del sistema canalare. Per il build-up sono stati utilizzati un composito massa nanoibrido e un composito flow ad alto riempimento. In nessun caso è stato necessario rinforzare l’ancoraggio del buildup con perni intracanalari. Tutte le fasi adesive sono avvenute sotto isolamento del campo con diga di gomma. Gli elementi dentari trattati sono stati successivamente riabilitati con dei restauri
coronali parziali indiretti realizzati con tecnica diversa. Le tre tecniche utilizzate per la realizzazione degli intarsi sono state poi confrontate tra loro.
RISULTATI E CONCLUSIONI: Le tre tecniche sono ugualmente validate in letteratura e permettono di ottenere restauri con paragonabili valori di longevità e affidabilità. La lavorazione del composito mediante presso-fusione, tuttavia, e ancor più quella mediante fresatore permettono al restauro di raggiungere maggiori valori di resistenza strutturale, calcolata in GPa, che si avvicinano a quelli dei restauri in ceramica. La realizzazione di intarsi in materiale composito ha pertanto raggiunto oggigiorno elevati valori di performance da un punto di vista estetico, di usura nel tempo e di resistenza strutturale ai carichi masticatori che possono essere paragonati ai materiali ceramici, pur avendo un costo di realizzazione inferiore. Nell’ambito delle tre tecniche di realizzazione, poi, esistono comunque vantaggi e svantaggi che riguardano principalmente tempi di consegna, costi di lavorazione e disponibilità di attrezzature ad alto valore tecnologico.
SIGNIFICATO CLINICO: L’odontoiatra e l’odontotecnico che lavorano sinergicamente nella gestione dei casi protesici, nell’ottica di un’odontoiatria moderna che si evolve insieme ai materiali e alle rispettive tecniche di lavorazione, devono conoscere la possibilità di utilizzare materiali alternativi alla ceramica i quali, se ben lavorati, possono dare risultati altrettanto soddisfacenti e paragonabili.
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