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Pianificazione ortodonticochirurgica: metodo analogico vs digitale
OBIETTIVI: La pianificazione del trattamento ortodontico-chirurgico è un momento fondamentale del flusso di lavoro che richiede estrema precisione e affidabilità per il raggiungimento del successo terapeutico. Accanto alla metodica di set-up tradizionale (TSP), negli ultimi anni si è assistito all’introduzione di una più moderna tecnica di pianificazione ortodontico-chirurgica digitale (VSP).
Scopo del presente studio è quello di analizzare una serie di casi clinici progettati con approccio analogico o con approccio digitale, evidenziando per ciascuna metodica vantaggi/svantaggi e limiti.
MATERIALI E METODI: Sono state valutate cinque programmazioni di casi clinici ortodontico- chirurgici pianificati con metodo analogico o digitale, analizzando dettagliatamente gli step di ogni set-up. Sono stati trattati i seguenti casi: impattamento del mascellare superiore (gummy smile associato a open bite scheletrico); chirurgia bimascellare (terza classe scheletrica e dentale associata a inversione del morso e alterazione dell’indice di Bolton); chirurgia bimascellare con tripartizione (II classe con open bite anteriore scheletrico e dentale, deficit trasversale severo del mascellare superiore e agenesia dei secondi premolari inferiori); chirurgia bimascellare (III classe scheletrica con asimmetria mandibolare e open bite); chirurgia bimascellare (III classe scheletrica iperdivergente con asimmetria mandibolare e mascellare).
RISULTATI: La pianificazione digitale di un intervento ortodontico-chirurgico presenta indubbiamente notevoli punti a favore in termini di predicibilità e accuratezza, soprattutto in casi di gravi dismorfosi cranio-facciali. Il set-up digitale consente la previsualizzazione del risultato programmato, la realizzazione di simulazioni multiple e sovrapposizioni tra file STL, 2D e 3D.
Sono, inoltre, evidenti: riduzione dei tempi di lavoro, miglioramento nella comunicazione tra specialisti e tra équipe-medica e paziente, facilitazione delle fasi di archiviazione e assenza di usura/ degradazione nel tempo dei modelli occlusali elaborati.
Accanto a questi vantaggi, attualmente sono da riconoscere i costi di acquisizione delle apparecchiature e la relativa curva di apprendimento. I limiti delle tecniche analogiche invece risiedono nella valutazione bidimensionale di strutture anatomiche tridimensionali e in indaginosi passaggi che possono aumentare la presenza di errori.
CONCLUSIONI: La pianificazione di interventi di chirurgia ortognatica attraverso il flusso di lavoro digitale risulta una metodica sicura, che permette di optare per scelte terapeutiche più predicibili e riproducibili grazie alla previsualizzazione del risultato intermedio e finale, superando i limiti della progettazione analogica.
Ad oggi tale pianificazione trova principale impiego nella risoluzione di casi clinici complessi, con l’obiettivo però, nel breve tempo, di assurgere a gold standard nell’elaborazione della diagnosi e del piano di trattamento anche dei casi routinari.
SIGNIFICATO CLINICO: Rendere il clinico consapevole dell’opportunità di potere programmare e previsualizzare, dal punto di vista ortodontico e chirurgico, casi complessi in cui è necessario ricorrere alla chirurgia ortognatica. Prototipi CAD/CAM o 3D printing risultano validi ausili nella gestione delle arcate e dell’occlusione finale in fase pre-, intra- e post-operatoria.
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