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Medicina bikini
Disparità e differenze non sono la stessa cosa. Anche se ogni tanto vengono confuse. Le prime sono sbagliate, dannose e ingiustificate. Le seconde sono giuste, utili e necessarie. Le prime sono segno di arretratezza.
Le seconde sono agenti di evoluzione.
Prendiamo uomini e donne. Alla radio stanno dicendo che in Italia sono troppo poche le donne con un lavoro, che ai vertici di imprese o nei consigli di amministrazione sono minoranza e che il gap salariale non si riesce a correggere. La partecipazione politica non va meglio. Queste sono disparità.
Sulle differenze tra uomini e donne non è necessario sprecare spazio in banalità.
In medicina però, differenze e disparità sono collegate da un meccanismo per cui ignorando le prime, si determinano le seconde. Perché quando ci prendiamo cura dei nostri pazienti, lo facciamo basandoci su dati ottenuti da una sola metà del cielo, quella con il cromosoma Y. Per motivi che includono consuetudine, cautela e interesse, le donne sono da sempre sottorappresentate nella ricerca medica, a partire dagli studi preclinici, in cui prevalgono cellule e modelli animali maschili, fino ai trial clinici randomizzati, condotti prevalentemente su pazienti maschi. Eppure la medesima malattia può avere diffusione, fattori di rischio, manifestazioni ed esiti diversi in uomini e donne, così come sono diversi gli effetti dei farmaci per motivi genetici, epigenetici, ormonali, capaci di influire su farmacocinetica e farmacodinamica. Le conseguenze sono trattamenti subottimali e una frequenza significativamente più alta di eventi avversi per le pazienti.
Ma la medicina di genere non è una novità, se ne parla da almeno trent’anni, da quando in un editoriale del New England Journal of Medicine pubblicato nel 1991, Bernadine Healy denunciava come la malattia cardiovascolare avesse specificità legate al sesso e come queste venissero ignorate, con conseguenze negative per la salute delle donne.
Secondo il Global Gender Gap Report 2021, eliminare le disparità di genere a livello globale potrebbe richiedere 135,6 anni. Ci vuole pazienza. Speriamo che la medicina sia più rapida e che l’odontoiatria si metta in cammino.
E se ve lo steste chiedendo, il titolo è un’espressione ironica usata per denotare quella medicina in cui le uniche differenze tra uomini e donne sono relative a ciò che copre un bikini.
Buona lettura.
Giovanni Lodi, Direttore Scientifico Dental Cadmos



