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La gestione del paziente affetto da parodontite – Modulo 3: Chirurgia conservativa e ossea resettiva: indicazioni e step operativi

L’obiettivo della revisione narrativa presentata in questo Modulo è quello di illustrare le indicazioni e i passaggi operativi delle moderne tecniche chirurgiche parodontali di tipo non rigenerativo con particolare riferimento alla chirurgia ossea resettiva. Gli autori hanno operato una selezione della letteratura scientifica disponibile a partire dagli articoli classici per arrivare ai più moderni orientamenti, allo scopo di fornire le basi scientifiche e guidare il clinico nella scelta del corretto approccio chirurgico.
Le linee guida di pratica clinica (livello S3) per il trattamento della parodontite di stadio I-III della Federazione Europea di Parodontologia (EFP), pubblicate nel 2020, suggeriscono un’indicazione alla chirurgia ossea resettiva nei casi con tasche residue profonde (PD ≥6 mm) in pazienti con parodontiti di stadio III dopo un’adeguata fase di terapia causale, tenendo sempre presente il potenziale aumento delle recessioni gengivali dopo questo tipo di intervento.
La chirurgia ossea resettiva, infatti, modifica il supporto osseo alterato dalla malattia parodontale attraverso il rimodellamento del processo alveolare senza la rimozione di osso di supporto oppure attraverso la rimozione di una parte di osso alveolare.
Lo scopo di questa tecnica chirurgica è quello di ottenere una profondità di sondaggio minima e un’architettura ossea e gengivale di tipo positivo, che consentano il mantenimento di una corretta igiene orale da parte del paziente.
La presente revisione illustra i passaggi operativi della tecnica, a partire da un’attenta valutazione pre-chirurgica che prenda in considerazione quantità e qualità del tessuto cheratinizzato, profondità di sondaggio e anatomia. A questo punto si eseguono l’incisione e lo scollamento del lembo; attraverso procedure di osteoplastica e ostectomia si rimodella il profilo dei tessuti duri per ottenere un’architettura ossea di tipo positivo in posizione più apicale rispetto a quella di partenza. Infine, i tessuti vengono riposizionati apicalmente o in cresta.
Una modifica alla tecnica di chirurgia ossea resettiva tradizionale è quella cosiddetta con ritenzione delle fibre. Questa tecnica costituisce un approccio più conservativo ed è in grado di ridurre la recessione post-chirurgica e il discomfort per il paziente. Si basa sulla nozione che le fibre connettivali sopracrestali inserite nel cemento radicolare sono sempre presenti (anche in un parodonto malato) mediamente per circa 1-2 mm coronalmente alla base del difetto.
Per questo motivo, attraverso questo approccio, il fondo del difetto non è più costituito da tessuto mineralizzato ma è spostato più coronalmente a livello dell’attacco del tessuto connettivo. Lo spostamento verso-coronale della porzione più apicale del difetto permette una resezione ossea più conservativa. In conclusione, la chirurgia ossea resettiva è una modalità chirurgica molto efficace per eliminare la tasche parodontali. Oggi viene utilizzata principalmente per trattare difetti infraossei poco profondi in aree non estetiche e in casi perio-protesici (come per l’allungamento di corona clinica).
La conoscenza del razionale e delle procedure di questa tecnica chirurgica sono alla base di ogni chirurgia parodontale.

Table of Contents: Vol. 90 – Issue 3 – Marzo 2022

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