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I lettori più attenti di Dental Cadmos sanno che da qualche anno l’editoriale di novembre è dedicato agli antibiotici, al loro uso in odontoiatria e al problema delle resistenze. Questo perché, parafrasando quel tale, se non provi a essere parte della soluzione, allora fai parte del problema.
Ma oltre a lanciare l’allarme per una minaccia che ci pende sulla testa, ma che preferiamo dimenticare nella speranza che non sia poi così seria, impellente e di difficile soluzione (allo stato attuale), perché non cercare qualche segnale positivo?
O almeno incoraggiante, come alcuni dei dati riportati dal Global antibiotic resistance surveillance report 2025, da poco pubblicato dal WHO-OMS e la cui versione integrale è facilmente reperibile in rete.
Il primo è che i paesi che aderiscono al GLASS (Global Antimicrobial Resistance and Use Surveillance System) e lavorano alla sorveglianza fornendo dati sulle resistenze antibiotiche, sono passati da 25 a 104 in meno di dieci anni, arrivando a coprire il 70% della popolazione mondiale. E questo è molto importante, perché significa più consapevolezza globale e maggiore diponibilità di informazioni da tutte le aree geografiche, due prerequisiti necessari ad affrontare il problema. E infatti il rapporto dice che dove la sorveglianza funziona meglio le resistenze sono meno frequenti.
L’altro dato incoraggiante, almeno per noi, è che le resistenze sono di meno nei paesi ad alto reddito e con un sistema sanitario universalistico come il nostro (una ragione in più, se ce ne fosse bisogno, per difenderlo).
Le buone notizie a dire la verità finiscono qui, perché il problema è in aumento ovunque. Nel 2023 a livello globale una infezione su sei è risultata causata da batteri resistenti. E in Europa la metà delle 16 combinazioni infezione-batterio- antibiotico (per esempio infezione gastrointestinale-Salmonella-ciprofloxacina) ha mostrato un aumento di casi di resistenza. Resistenze che riguardano anche antibiotici ad ampio spettro.
È utile ripetere che come per il riscaldamento climatico, anche le resistenze antibiotiche sono conseguenza dei nostri comportamenti e che, al netto di qualche innovazione scientifica su cui è lecito sperare ma non contare, da lì passa la soluzione.
Buona lettura
Giovanni Lodi, Direttore Scientifico Dental Cadmos



