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Restaurativa adesiva nel settore posteriore: risoluzione di un sestante con approccio combinato diretto e indiretto

La rivoluzione creata dall’adesione, avve­nuta dopo gli anni Novanta in ambito odontoiatrico, ha portato a rivedere tutti i concetti di preparazione cavitaria che erano indispensabili durante l’era delle restaurazioni in oro e amalgama.

Oggi il maggiore vantaggio nell’eseguire restauri diretti è la bioeconomia, principio per il quale possiamo posporre restauri che prevedono un maggiore sacrificio dentale, assicurando un vita più lunga a un minore costo.

Infatti, se andiamo a valutare articoli pre­cedenti l’era adesiva, viene riferito che i restauri indiretti mostrano un miglior adat­tamento marginale rispetto ai restauri di­retti, ma dobbiamo appunto considerare che in questi articoli i restauri indiretti era­no restauri parziali in oro. Andando avanti con gli anni, Van Dijken nel 2000, Thor­drup et al. nel 2006, Laegreid et al. nel 2011, Deliperi nel 2012 hanno dimo­strato che non ci sono differenze statisti­camente significative nell’uso di restauri diretti e restauri indiretti in composito.

Per questo motivo è molto importante se­guire delle indicazioni e dei protocolli pre­cisi che ci permettano di scegliere la tipo­logia di restauro più corretto nelle diverse situazioni.

Caso clinico
Un paziente di anni 21 di sesso maschile si presenta alla nostra osservazione per una visita di controllo dopo essere stato precedentemente in cura presso un altro studio odontoiatrico.

Dall’esame clinico obiettivo si evidenziano i margini incongrui dei precedenti restauri diretti di 3.5, 3.6 e 3.7, l’esame ra­diografico con bitewing mostra la presen­za di infiltrazioni cariose secondarie a cari­co dei restauri in composito su 3.5, 3.6 e 3.7 e una lesione cariosa primaria mesiale (D3 secondo la classificazione di Marthaler e Lutz del 1996) a carico di 3.7.

Per la risoluzione del caso si propongono due restauri diretti su 3.5 e 3.7, mentre sull’elemento 3.6 eseguiremo un build-up e un onlay in composito indiretto in quanto evidenzieremo che lo spessore delle pareti residue non consentirà l’ese­cuzione di un restauro diretto.

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Table of Content: Vol. 89 – Issue 07 – Settembre 2021