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Il braccio e la mente

Automobili che viaggiano da sole e prendono decisioni etiche in autonomia, macchine che si chiamano stoccafisso ma che non lasciano scampo ai migliori scacchisti del mondo, software che scrivono sul Guardian articoli indistinguibili da quelli di famosi editorialisti, programmi che leggono 3mila articoli al secondo per giocare in borsa, telecamere capaci di riconoscere individui sospetti sulla base dei loro movimenti.

Di intelligenza artificiale gli scienziati parlano dalla metà del secolo scorso, fino ad allora era fantasia di autori di fantascienza e visionari. Da pochi anni è diventata realtà grazie all’enorme aumento della capacità di calcolo dei computer e alla contestuale disponibilità, pressoché illimitata, di dati. Dati che ci riguardano e che generiamo (più o meno volontariamente) ogni volta che interagiamo con un dispositivo qualsiasi (il che spesso significa 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana).

Oggi l’intelligenza artificiale è al centro della ricerca scientifica, supportata da finanziamenti pubblici e privati senza precedenti. Se ci limitiamo alla medicina, sono oltre un milione gli articoli già presenti su PubMed e molti ancora ne verranno, perché le scienze della salute sono un campo di applicazione dell’intelligenza artificiale con grande potenziale, in particolare nella diagnostica e nella capacità di fare previsioni, in cui molti sistemi si sono dimostrati così abili da far temere ai medici di finire come i gran maestri di scacchi.

E in odontoiatria? Sono già disponibili, e presto potrebbero diventare routine, strumenti capaci di individuare lesioni cariose con un’accuratezza superiore a quella del più esperto tra i conservatori, di stabilire prognosi di un elemento parodontopatico meglio di un socio attivo della SIdP, di individuare un cancro che neanche un patologo orale con il microscopio negli occhi e di leggere tracciati radiografici con una precisione di centesimi di mm. Insomma avete capito.

Acuti analisti ci tengono comunque a rassicurarci, perché, dicono, non è prevedibile l’avvento di un’intelligenza artificiale con braccia meccaniche che lavori seduta al riunito. Probabile, ma non suona un po’ come un ribaltamento di ruoli? In cui la macchina prende decisioni e l’uomo esegue. Non so se è un futuro interessante.

Buona lettura.
Giovanni Lodi, Direttore Scientifico Dental Cadmos

Table of Contents: Vol. 90 – Issue 4 – Aprile 2022

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