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La gestione del paziente affetto da parodontite – Modulo 4: Chirurgia conservativa e rigenerativa dei difetti infraossei

Il World Workshop del 2017 ha redatto una classificazione della parodontite che incorpora stadi e gradi della malattia che mira a relazionarsi con differenti approcci di prevenzione e di trattamento.
La parodontite è caratterizzata dalla progressiva distruzione dell’apparato di supporto del dente. Le caratteristiche patognomoniche includono la perdita del supporto del tessuto parodontale che si manifesta attraverso la perdita di attacco clinico, la perdita di osso alveolare (valutazione meramente radiografica), la presenza di tasche parodontali e il sanguinamento gengivale. Questa patologia, se non trattata, può portare alla perdita dei denti, sebbene l’infausto evento possa essere prevenibile e/o evitabile nella maggior parte dei casi.
L’obiettivo della revisione narrativa presentata in questo Modulo è quello di riportare le linee guida di pratica clinica (livello S3) per il trattamento della parodontite di stadio I-II-III emerse durante il Workshop dell’European Federation of Periodontology (EFP) nel 2020. La terapia della parodontite di stadio III deve iniziare solo in seguito al raggiungimento degli obiettivi della prima e seconda fase della terapia. La terza fase della terapia è, quindi, finalizzata a trattare quei siti che non rispondono adeguatamente alla seconda fase.
Lo scopo principale della terza fase è quello di ottenere l’accesso ai siti delle tasche residue profonde e poterne valutare la rigenerazione (ove possibile e necessaria). A seguito di una corretta terapia parodontale di fase uno e due, in presenza di tasche residue profonde (PPD ≥6 mm) in pazienti con parodontite di stadio III le linee guida suggeriscono di approcciare il difetto con una terapia parodontale chirurgica.
Nella maggior parte degli studi la terapia chirurgica rigenerativa e conservativa ha portato a risultati clinici migliori (maggiore guadagno di attacco clinico) rispetto alla chirurgia resettiva.
Gli obiettivi della rigenerazione parodontale
sono:
– massimo guadagno di attacco clinico e ricostruzione ossea del difetto;
– diminuzione della profondità della tasca;
– minima recessione gengivale.

I denti con tasche profonde associate a difetti infraossei sono considerati da sempre una sfida clinica per l’odontoiatra. Tuttavia, la chirurgia parodontale rigenerativa va oltre lo scopo e la competenza dei normali insegnamenti nel Corso di Laurea Magistrale in Odontoiatria.
I corsi di laurea odontoiatrici includono conoscenza e familiarità con queste tecniche chirurgiche, ma non sono strutturati per fornire la competenza per condurre tale trattamento. Pertanto, risulta fondamentale la profonda conoscenza dei meccanismi biologici di base coinvolti nella riparazione e rigenerazione delle ferite parodontali.
Questi devono comprendere l’analisi del processo di guarigione sia da un punto di vista macroscopico che microscopico.
Solo in seguito gli odontoiatri specialisti devono essere in grado di selezionare uno o più specifici biomateriali da utilizzare per la rigenerazione dei difetti intraossei sulla base di prove sia cliniche che scientifiche. Sarà quindi necessario scegliere un determinato approccio chirurgico rigenerativo per trattare un difetto basandosi su considerazioni anatomiche, cliniche e relative alle necessità del paziente. L’analisi delle considerazioni cliniche dell’anatomia del difetto relative sia alla larghezza dello spazio interdentale sia alla posizione e morfologia del difetto intraosseo porteranno il clinico a decidere di:
– ridurre al minimo l’estensione del lembo;
– sollevare un lembo singolo (vestibolare o linguale/palatale) piuttosto che la necessità di elevare completamente la papilla interdentale.

L’adozione di una strategia clinica, per l’ottimale utilizzo (o meno) di biomateriali, e l’approccio chirurgico potrebbero aumentare l’efficacia della rigenerazione parodontale e fornire risultati clinici migliori.

Table of Contents: Vol. 90 – Issue 4 – Aprile 2022

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