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Approccio diretto e indiretto per la sostituzione di restauri in amalgama nel settore posteriore

Una corretta applicazione dei protocolli operativi e un’adeguata scelta dei materiali disponibili in odontoiatria sembrano essere considerati i fattori chiave che influenzano il successo o il fallimento di un restauro.

Il fallimento di una terapia conservativa è, oggigiorno, una delle prestazioni più frequentemente eseguite in ambito odontoiatrico.

È stato riportato che circa il 60% di tutto il carico di lavoro di un dentista si riferisce alla sostituzione di ricostruzioni precedentemente eseguite. Nonostante amalgama e oro siano materiali con una lunga storia di successi clinici, l’odontoiatria contemporanea ha subito profondi cambiamenti volti a migliorare l’estetica e le proprietà dei materiali.

I pazienti, infatti, sempre più spesso richiedono ricostruzioni che riproducano in modo fedele forma e colore del dente naturale e che si mimetizzino nel contesto del cavo orale.

L’odontoiatria restaurativa è dotata di un’ampia gamma di protocolli e materiali per la riabilitazione minimamente invasiva dei settori posteriori e anteriori e le resine composite, impiegate con tecnica diretta o indiretta, sono considerate in letteratura materiali affidabili e duraturi.

Nei restauri diretti, il materiale composito viene posizionato direttamente nella cavità preparata. I più grandi vantaggi di questa procedura sono la massima conservazione di struttura sana del dente insieme al ridotto tempo di esecuzione e ai costi relativamente bassi. Tuttavia, i restauri diretti sono controindicati quando l’analisi cavitaria indica la necessità di una copertura cuspidale parziale o totale.

La tecnica indiretta comporta, invece, la realizzazione del restauro al di fuori della cavità orale, utilizzando un’impronta del dente preparato; sebbene richieda tempi più lunghi e costi di realizzazione più elevati in caso di scarsa quantità di tessuto dentale residuo può risultare la scelta d’elezione.

I restauri diretti in composito sono, quindi, indicati principalmente per i denti con perdita della struttura minima o moderata. Tuttavia, la decisione se posizionare un restauro a copertura parziale o totale dovrebbe dipendere anche dai requisiti funzionali e dalla funzione del dente in arcata.

Sebbene diversi studi abbiano verificato separatamente le prestazioni in vivo a lungo termine di tali materiali, solo pochi hanno confrontato queste tecniche.

Il presente case report riguarda la sostituzione di precedenti restauri in amalgama con ricostruzioni dirette e indirette in composito e la loro valutazione nel tempo.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.05.2019.11

Table of Content: Vol. 87 – Issue 05 – Maggio 2019