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Tecniche di prelievo dei tessuti molli palatali: una revisione narrativa

Obiettivi: Secondo l’American Academy of Periodontology, l’innesto di tessuto molle consiste nel
prelievo di un tessuto molle completamente distaccato dal sito donatore e posto in un letto ricevente
adeguatamente preparato. Il prelievo di tessuto molle dal palato è una tecnica utilizzata in parodontologia da oltre 50 anni e ancora oggi in continua evoluzione. Dall’innesto gengivale libero alle tecniche bilaminari con innesto di solo tessuto connettivo o innesto gengivale libero disepitelizzato extraoralmente, sono svariate le tecniche proposte nel corso degli anni, alcune delle quali sono oggi parte integrante dell’odierna chirurgia plastica parodontale. Queste tecniche sono atte ad incrementare gli spessori dei tessuti molli parodontali, ristabilire un’adeguata ampiezza del tessuto cheratinizzato,
correggere deformità muco-gengivali, migliorare l’estetica, consentire correzione delle deiscenze
perimplantari, aumento dei tessuti molli e ridge preservation, al fine di limitare l’alterazione di cresta
ossea post-estrattiva in aree esteticamente rilevanti.
Materiali e metodi: La presente revisione narrativa prende in considerazione le principali tecniche di
prelievo di tessuto molle dal palato presenti in letteratura, dalla trap door proposta da Edel nel 1974
all’innesto libero disepitelizzato extra-oralmente proposto da Zucchelli, passando per una serie di
tecniche single-incision introdotte nel corso degli anni. Alla disamina delle tecniche di prelievo segue
l’analisi della zona di prelievo (palato laterale o tuber mascellare) in termini di qualità, composizione e
spessore dei tessuti, facilità di esecuzione e complicanze della chirurgia. Vengono inoltre approfondite
la guarigione della ferita e il discomfort post-operatorio, valutando le principali differenze tra le tecniche
che prevedono un innesto epitelio-connettivale e le tecniche che prevedono un innesto esclusivamente
connettivale. In particolare, viene preso in considerazione l’utilizzo di protezioni del sito donatore, quali
adesivi cianoacrilati e PRF (Platelet-Rich Fibrin). Infine vengono prese in considerazione le possibili
complicanze, dal sanguinamento intra-operatorio e post-operatorio, trattabile mediante compressione con garza umida e acido tranexamico, a complicanze di frequenza minore quali lacerazione del lembo e
sovrainfezione del sito donatore.
Risultati e conclusioni: La tecnica di prelievo più indicata sembra essere quella che comporta il prelievo di un innesto epitelio-connettivale disepitelizzato extra-oralmente; tale tecnica bilaminare, oltre ad avere mostrato i risultati clinici migliori, si presenta anche di più facile realizzazione, in un tempo operatorio ridotto e con un minor rischio di danneggiamento delle strutture vascolari; la composizione dell’innesto, inoltre, è più ricca di tessuto connettivale, senza contaminazione di tessuto adiposo o ghiandolare di minore qualità. Per contro, la sua tecnica di prelievo implica una guarigione per seconda intenzione nel sito donatore, che può risultare meno confortevole per il paziente, senza però aumentare il dolore postoperatorio.
Inoltre, l’utilizzo di protezioni del sito donatore sembra ridurre ulteriormente l’eventuale morbilità post-operatoria del paziente.
Implicazioni cliniche: Il ricorso all’innesto gengivale libero disepitelizzato extra-oralmente nell’ambito
di una tecnica bilaminare può essere considerato il gold standard delle tecniche di incremento dei tessuti molli, eventualmente accompagnato dall’utilizzo di protezioni del sito donatore.

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