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L’impatto della posizione implantare sulla perdita ossea crestale: uno studio split-mouth
OBIETTIVI: Il mantenimento dei livelli ossei crestali attorno agli impianti è fondamentale per garantire la stabilità dei tessuti molli e il successo a lungo termine. Questo studio ha avuto l’obiettivo di valutare l’entità della perdita ossea crestale, a 2, 12, 36 e 60 mesi di follow-up dall’inserimento implantare, in impianti posizionati a livello iuxta-crestale e sotto- crestale, con la spalla a 2 mm sotto la cresta alveolare.
MATERIALI E METODI: È stato condotto uno studio clinico randomizzato con disegno split-mouth su soggetti con edentulia parziale mandibolare di Classe IV di Kennedy. A ciascun partecipante sono stati inseriti due impianti della stessa lunghezza e diametro: uno posizionato a livello crestale e l’altro a livello sub-crestale nella sede degli incisivi laterali. Sono state eseguite radiografie endorali periapicali al momento dell’inserimento (T0) e successivamente a 2 (T1), 12 (T2), 36 (T3) e 60 mesi (T4). Per l’esecuzione dell’analisi statistica sono stati utilizzati la statistica descrittiva e il test T, fissando la significatività a P ≤0,05.
RISULTATI: Venticinque soggetti sono stati inclusi, con un’età media di 65 anni (SD 9,88; range 42-82), e in totale sono stati posizionati 50 impianti, suddivisi equamente tra livello crestale e sub-crestale. Al follow-up dei 60 mesi, non sono stati registrati fallimenti implantari o protesici. Il gruppo crestale ha mostrato una perdita ossea media di -0,81 mm (SD: 0,40; range: -1,6 a -0,1 mm), mentre il gruppo sub-crestale ha registrato una perdita ossea media di -0,87 mm (SD: 0,41; range: -2,0 a -0,2 mm), con differenza non statisticamente significativa (P = 0,65). Il confronto della perdita ossea crestale nei vari intervalli di follow-up ha mostrato una maggiore perdita ossea nel gruppo sub-crestale tra T0 e T1 (-0,25 vs -0,1 mm) e tra T1 e T2 (-0,39 vs -0,23 mm). Tuttavia, tra T3 e T4, gli impianti a livello crestale hanno evidenziato una perdita ossea significativamente maggiore (-0,18 vs -0,05 mm, P = 0,01).
CONCLUSIONI: In conclusione, sebbene la posizione della spalla dell’impianto rispetto alla cresta non influisca significativamente sulla CBL a lungo termine, il posizionamento sub-crestale potrebbe offrire vantaggi riducendo il rischio di esposizione della superficie ruvida dell’impianto, suggerendone l’adozione come approccio preferenziale.
SIGNIFICATO CLINICO: I risultati del presente studio implicano che, sebbene la posizione della spalla dell’impianto rispetto alla cresta ossea non abbia mostrato
differenze significative nella perdita ossea a lungo termine, il posizionamento sub-crestale offre notevoli vantaggi. Tale posizione implantare consentirebbe di ridurre il rischio di esposizione orale della superficie ruvida dell’impianto, un fattore critico per prevenire infiammazioni peri-implantari e mantenere la stabilità dei tessuti molli.
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