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Sbiancamento di denti vitali e non vitali: storia, legislazione, materiali e procedure operative

OBIETTIVI: Per quanto moderno possa sembrare lo sbiancamento dentale abbiamo testimonianza che questa pratica fosse conosciuta già dagli antichi romani. Da sempre un bel sorriso è considerato segno di salute e bellezza oltre che uno strumento utile per promuovere e migliorare le capacità relazionali e sociali dell’individuo.
Lo scopo di questo articolo è quello di indagare quali siano ad oggi i prodotti e le procedure per lo sbiancamento professionale e domiciliare di denti vitali e non vitali, in base anche alla normativa vigente. Si indagheranno inoltre quali sono le possibili controindicazioni al trattamento e i possibili effetti collaterali.

MATERIALI E METODI: Partendo dalla storia dello sbiancamento si arriverà alla descrizione dettagliata delle attuali tecniche più utilizzate, passando per l’analisi della normativa vigente, dei materiali utilizzati e del concetto di colore. Per poter realizzare questo elaborato è stata condotta una ricerca della più recente letteratura scientifica presente sulle piattaforme PubMed, Cochrane e Google Scholar.

RISULTATI E CONCLUSIONI: Diverse sono le tecniche utilizzabili e la corretta diagnosi è di importanza fondamentale per decidere il piano di trattamento e la sua predicibilità. I principi attivi maggiormente utilizzati ad oggi sono il perossido di idrogeno e il perossido di carbammide, affiancati da agenti inattivi. Il perossido di idrogeno, ossidante, penetra per diffusione producendo radicali liberi instabili che attaccano i legami delle molecole discromiche. Il perossido di carbammide, invece, ha una scissione più lenta e controllata in perossido di idrogeno e urea il che lo rende più adatto per gli sbiancamenti domiciliari.
Tra le tecniche più diffuse di sbiancamento degli elementi vitali vi sono lo sbiancamento in-office e lo sbiancamento domiciliare. Nel primo caso è il clinico, odontoiatra o igienista dentale, ad applicare il prodotto sui denti da trattare, mentre nel secondo è il paziente stesso ad applicare il gel all’interno di mascherine individuali da indossare durante il riposo notturno o per alcune ore diurne. Le percentuali di prodotto sbiancante variano in base al trattamento che si decide di effettuare: più elevate per lo sbiancamento ambulatoriale e più basse per quello a casa. Uno dei principali effetti collaterali dello sbiancamento dei denti vitali è la sensibilità.
Per quanto riguarda i denti non vitali è possibile adottare tecniche specifiche per lo sbiancamento endodontico o intra-coronale, pratiche conservative, volte a trattare discromie dovute allo scurimento di elementi non vitali. I principi attivi utilizzati sono sempre perossido di idrogeno e perossido di carbammide in percentuali variabili.
Per ottenere il risultato desiderato si possono scegliere quattro modalità: walking bleach, in-office bleaching, inside/outside open technique e inside/outside closed technique.
Anche lo sbiancamento endodontico può avere controindicazioni locali, come lesioni dello smalto e delle mucose e sistemiche.

SIGNIFICATO CLINICO: Il team odontoiatrico spesso si trova a dover rispondere a richieste estetiche da parte dei pazienti, in particolare riguardo alle tecniche, ai prodotti e agli effetti avversi dello sbiancamento dentale. È quindi fondamentale che tutte le figure professionali coinvolte, odontoiatra e igienista dentale, siano preparate in riferimento alle procedure operative da eseguire, sia nella fase di pretrattamento che di post-trattamento, alla gestione di possibili effetti avversi e al mantenimento a lungo termine del risultato clinico ottenuto.

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Table of Contents: Vol. 91 – Issue 3 – Marzo 2023

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