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Cisti del dotto naso-palatino: caso clinico e considerazioni diagnostiche

OBIETTIVI. Le cisti sono cavità ripiene di liquido delimitate da una membrana interna rivestita da epitelio e da una
parete esterna di origine connettivale. L’ultima classificazione redatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sui tumori ossei maxillo-facciali o di origine odontogena è stata pubblicata nel 2017 e raggruppa le cisti dei mascellari in 2 macro-gruppi: odontogene, di origine infiammatoria; odontogene e non odontogene, da alterazioni dello sviluppo. In particolare, tra le cisti da alterazioni dello sviluppo si distingue la cisti del dotto naso-palatino (NDC), che è la più comune lesione osteolitica mascellare di origine non odontogena.
Questo articolo illustra la gestione di un caso clinico trattato presso la struttura degli autori e ne riporta le caratteristiche cliniche ed epidemiologiche più aggiornate.

MATERIALI E METODI. Un paziente di 45 anni in buono stato di salute generale è stato sottoposto a intervento chirurgico ambulatoriale per la rimozione di una cisti del dotto naso-palatino di 2,3 cm nell’aprile 2019. L’esame clinico intra-orale ha evidenziato la presenza di una tumefazione palatale in zona retro-incisiva, asintomatica e di consistenza elastica. Il test di vitalità eseguito sui 4 incisivi superiori è risultato positivo.
Dopo un’attenta valutazione degli esami radiografici di primo (ortopantomografia) e di secondo livello (TAC Cone Beam) è stata elaborata l’ipotesi diagnostica di cisti naso-palatina. Quindi, è stato pianificato ed eseguito l’intervento chirurgico di
escissione della lesione rispettando i seguenti passaggi: anestesia locale, incisione intrasulculare, scollamento sottoperiosteo, accesso con manipolo dritto chirurgico, enucleazione della lesione e revisione della cavità. Infine, una guarigione per prima intenzione della ferita è stata ottenuta eseguendo punti semplici interrotti con un filo di sutura di dimensioni 4/0 e in acido poliglicolico.
Indicazioni post-operatorie domiciliari e un’adeguata terapia farmacologica antisettica e antidolorifica sono state prescritte al paziente. Il materiale è stato inviato al laboratorio di anatomia patologica per confermare l’ipotesi diagnostica precedentemente elaborata. Il paziente è stato osservato con controlli clinici e radiografici a 1, 3, 6 e 12 mesi.

RISULTATI. L’esame istologico ha confermato la diagnosi di cisti del dotto nasopalatino. Macroscopicamente il campione presentava un aspetto laminare grigiastro di 2,3 cm di diametro maggiore; dal punto di vista microscopico il materiale analizzato è risultato come una formazione paucistratificata a cellule cubiche, alcune con struttura tipo “terminal plate”. Nei controlli clinici e radiografici effettuati a 1, 3, 6 e 12 mesi si è osservata una progressiva e completa guarigione dei tessuti duri e molli. Nessuna complicanza intra- né postoperatoria è stata rilevata.

CONCLUSIONI. Il trattamento d’elezione per la cisti del dotto naso-palatino è rappresentato dall’enucleazione chirurgica della lesione. Il tasso di recidiva riportato in letteratura è compreso tra lo 0% e l’11%. L’esame istopatologico risulta dirimente per la diagnosi.

SIGNIFICATO CLINICO. Sebbene l’incidenza della cisti del dotto naso-palatino sia bassa, è una delle cisti da alterazione dello sviluppo che si riscontra con maggiore frequenza. Di conseguenza, è necessario conoscere le sue caratteristiche diagnostiche e il trattamento d’elezione per una corretta gestione del caso.

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Table of Content: Vol. 89 – Issue 09 – Novembre 2021