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Dolore cervicale nei disordini temporomandibolari: studio di revisione

OBIETTIVI. Nel corso degli anni il rapporto reciproco tra le diverse condizioni dolorose e limitanti della regione cranio- cervico-facciale ha attirato l’attenzione di clinici e ricercatori. Il dolore cervicale non specifico (CP) è stato considerato fattore predisponente o perpetuante i disordini temporomandibolari (DTM).
In ragione di tali premesse, scopo del presente studio è stato quello di svolgere una revisione della letteratura sulla prevalenza del CP in soggetti con TMD. Obiettivo secondario è stato quello di indagare sulla tendenza della letteratura nel numero di pubblicazioni per anno sugli argomenti specifici oggetto della presente revisione, negli ultimi vent’anni.

MATERIALI E METODI.
Attraverso una definita strategia di ricerca sono stati inizialmente identificati 524 articoli e tra di essi
sono stati selezionati dieci studi osservazionali. Per ciascun lavoro sono state registrate le seguenti informazioni: dimensione del campione TMD, caratteristiche demografiche (età e sesso, quando riportate), metodi per la diagnosi di TMD e CP, prevalenza di CP.
Quindi sono stati misurati gli odds, la stima dell’intervallo di confidenza al 95% (IC 95%) per ciascuna prevalenza di CP e la significatività statistica delle distribuzioni di frequenza (P <0,05). È stata inoltre svolta un’analisi bibliometrica sulla tendenza delle pubblicazioni in materia negli ultimi vent’anni.

RISULTATI.
Gli argomenti della presente revisione hanno dimostrato interesse crescente nella letteratura degli ultimi vent’anni, con aumento del numero di pubblicazioni nel tempo (r = 0,88; P <0,05). Dieci articoli sono stati inclusi nella revisione (sei studi condotti su popolazione generale, tre su pazienti e uno su un campione misto).
La prevalenza percentuale di CP era compresa tra il 42,9% (IC 95%: 24,5%-61,2%) e l’88,2% (IC 95%: 77,4%-99,1%), con odds compresi tra 0,8 e 7,5. In particolare, tra i campioni estratti da popolazioni di pazienti la prevalenza di CP era compresa tra il 47,3% e il 73%. In sei studi (6/10) è stata registrata una prevalenza statisticamente significativa di CP
rispetto a non-CP (P <0,05).

CONCLUSIONI.
La letteratura scientifica era orientata verso una specifica relazione neurofisiologica tra TMD e CP; nonostante ciò tra gli studi selezionati la prevalenza di CP era molto variabile e approssimativamente compresa tra 1/2 e 2/3 dei pazienti con TMD. Assenza di omogeneità tra i lavori considerati e i limiti del presente studio non hanno permesso generalizzazione dei risultati e meta-analisi dei dati, ma solo una sintesi descrittiva.
In futuro sarà necessario produrre maggiori informazioni provenienti sia dalle esperienze cliniche che dalle ricerche scientifiche per definire più chiaramente il rapporto tra le diverse condizioni dolorose e limitanti della regione cranio-cervico- facciale.

IMPLICAZIONI CLINICHE.
Il CP era un fenomeno frequente nella clinica dei TMD. Sebbene conclusioni definitive non potevano essere prodotte, i risultati degli studi considerati nella presente revisione suggerivano l’acquisizione di
conoscenze e abilità relative al fenomeno del CP da parte di odontoiatri interessati alla gestione dei TMD e del dolore orofacciale.

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Table of Content: Vol. 89 – Issue 09 – Novembre 2021