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Lo sapevate?

Qualche giorno fa una casa farmaceutica ha annunciato che il molnupiravir, se assunto per bocca nelle fasi iniziali del COVID, dimezza il rischio di ospedalizzazione e morte. Speriamo che sia davvero così, e che i dati che raccoglieremo
ci aiutino a capire come utilizzare al meglio questo antivirale.

Ma è sempre così? Il tempo, l’esperienza e la ricerca clinica sono sufficienti a insegnarci come usare i farmaci?Sembrerebbe di no, almeno a giudicare da come vengono impiegati gli antibiotici in Italia, in Europa e nel mondo. Eccovi alcuni dati.

Negli Stati Uniti tre prescrizioni su dieci sono inappropriate.

In Grecia si consumano (e il verbo non è casuale) quattro volte più antibiotici che nei Paesi Bassi. Sembra improbabile che le ragioni di questa differenza vadano cercate nell’incidenza di infezioni batteriche. Forse sono le stesse per cui, restando a casa nostra, in Campania le prescrizioni sono due volte e mezza quelle della PA di Bolzano. Ragioni che non sembrano avere a che fare con la buona medicina. In Italia l’associazione di amoxicillina e clavulanato è di gran lunga il farmaco antibiotico più impiegato, e viene prescritto cinque volte più spesso rispetto alla sola amoxicillina. Ma tra gli odontoiatri inglesi il rapporto è invertito a favore della sola amoxicillina, che viene prescritta venti volte più spesso rispetto alla sua associazione con il clavulanato. Non so se esistano motivi scientifici per tali differenze, francamente ne dubito, e
se non esistono è evidente che qualcuno sta sbagliando. Si aggiunga che l’analisi di oltre 28 milioni di prescrizioni ha mostrato che gli eventi avversi gravi e quelli mortali, benché rari, sono rispettivamente quattro e quindici volte più comuni nell’associazione amoxicillina e clavulanato, rispetto alla sola amoxicillina.

Ve ne dico solo un’altra, perché poi finisco lo spazio: è stato chiesto ai chirurghi orali italiani se facessero profilassi antibiotica prima degli interventi implantari. Quasi nove su dieci hanno risposto in maniera affermativa, e su questo già ci sarebbe da discutere, ma la cosa più sorprendente è che i protocolli impiegati erano circa quaranta, tutti diversi. Quaranta soluzioni per lo stesso problema. Il rischio che molte (tutte?) siano sbagliate è alto.

Mah.

Buona lettura.

Giovanni Lodi, Direttore Scientifico Dental Cadmos

Table of Content: Vol. 89 – Issue 09 – Novembre 2021